Sabato  04 | 12 | 2010  Stavo pensando ad alcuni lavori di arte che ho visto ultimamente vagando su e giu per  internet, e riflettevo sulle sensazioni che ho provato nel guardarle; grande stupore e  ammirazione per le capacità tecniche che molti giovani accademici e non, hanno, grande  fantasia nelle realizzazioni, equilibrio dei colori….ma il sapore finale, quello che mi è  rimasto nella bocca, è un sapore inesistente per le situazioni raccontate senza che da  esse scaturica un qualsiasi sentimento: gioia , dolore, allegria…..nulla. Per fortuna però  molti ce ne sono che vivono l’arte per amore della bellezza, della stessa vita. Mi viene in  mente a proposito il discorso agli artisti fatto da papa Giovanni Paolo II nel 1999 e in  particolare la parte dove parla della bellezza, io la condivido e sono certa che siamo in  molti e questa certezza spero non sia solo la mia.   “ ...  La differente vocazione di ogni artista, mentre determina l’ambito del suo servizio,  indica i compiti che deve assumersi, il duro lavoro a cui deve sottostare, la responsabilità  che deve affrontare. Un artista consapevole di tutto ciò sa anche di dover operare senza  lasciarsi dominare dalla ricerca di gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, ed  ancor meno dal calcolo di un possibile profitto personale. C’è dunque un’etica, anzi una «  spiritualità » del servizio artistico, che a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di  un popolo. Proprio a questo sembra voler alludere Cyprian Norwid quando afferma: « La  bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere “.
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